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I negoziati in Siria non si evolvono. E si dimette anche il mediatore Onu
Lakhdar Brahimi, l'inviato speciale delle Nazioni unite in Siria si è dimesso. Lo ha annunciato il segretario dell'Onu Ban Ki-moon durante una conferenza stampa, affermando di aver preso atto della decisione di Brahimi. "Non è una situazione facile per me", ha detto il mediatore Onu ai giornalisti. Il diplomatico algerino, con alle spalle una lunga carriera internazionale, ha lasciato la posizione di mediatore dopo essersi detto più volte amareggiato per il mancato raggiungimento di un accordo in Siria, dove la guerra tra il regime di Bashar el Assad e gli oppositori procede ormai da tre anni e ha causato oltre 150 mila morti e milioni di profughi.
16 AGO 20

Lakhdar Brahimi, l'inviato speciale delle Nazioni unite in Siria si è dimesso. Lo ha annunciato il segretario dell'Onu Ban Ki-moon durante una conferenza stampa, affermando di aver preso atto della decisione di Brahimi. "Non è una situazione facile per me", ha detto il mediatore Onu ai giornalisti. Il diplomatico algerino, con alle spalle una lunga carriera internazionale, ha lasciato la posizione di mediatore dopo essersi detto più volte amareggiato per il mancato raggiungimento di un accordo in Siria, dove la guerra tra il regime di Bashar el Assad e gli oppositori procede ormai da tre anni e ha causato oltre 150 mila morti e milioni di profughi. Il presidente siriano el Assad ha sempre rifiutato le bozze di accordo proposte da Brahimi. Anche i round negoziali di Ginevra, cui avevano preso parte tutti gli stati coinvolti nel conflitto siriano a eccezione dell'Iran, avevano portato a un sostanziale fallimento.
[**Video_box_2**]Le dimissioni di Brahimi, che saranno effettive a fine maggio, erano quindi già annunciate da tempo e arrivano ora a ridosso delle elezioni presidenziali siriane che si terranno il prossimo 3 giugno. Nel marzo scorso, Brahimi aveva già dichiarato al Consiglio di sicurezza Onu che i presupposti per mantenere l'incarico sarebbero venuti meno se el Assad avesse indetto nuove elezioni. L'annuncio della tornata elettorale in Siria, che presumibilmente assicurerà al regime baathista un nuovo settennato, era arrivato qualche giorno dopo le parole di Brahimi.
Non c'è ancora accordo sul nome del successore del diplomatico algerino, che era subentrato a sua volta a Kofi Annan nel 2012; secondo alcuni funzionari Onu sentiti dal New York Times, la ripresa del dialogo tra l'Iran e il gruppo di mediazione internazionale "5+1", previsto questa settimana, potrebbe essere decisivo. Teheran è infatti l'alleato più importante del regime di Damasco e dai negoziati sul nucleare potrebbe scaturire anche un accordo sul nome del prossimo mediatore Onu in Siria. La scelta del successore di Brahimi potrebbe dare così un segnale politico sulle intenzioni della comunità internazionale riguardo alla crisi siriana.
[**Video_box_2**]Le dimissioni di Brahimi, che saranno effettive a fine maggio, erano quindi già annunciate da tempo e arrivano ora a ridosso delle elezioni presidenziali siriane che si terranno il prossimo 3 giugno. Nel marzo scorso, Brahimi aveva già dichiarato al Consiglio di sicurezza Onu che i presupposti per mantenere l'incarico sarebbero venuti meno se el Assad avesse indetto nuove elezioni. L'annuncio della tornata elettorale in Siria, che presumibilmente assicurerà al regime baathista un nuovo settennato, era arrivato qualche giorno dopo le parole di Brahimi.
Non c'è ancora accordo sul nome del successore del diplomatico algerino, che era subentrato a sua volta a Kofi Annan nel 2012; secondo alcuni funzionari Onu sentiti dal New York Times, la ripresa del dialogo tra l'Iran e il gruppo di mediazione internazionale "5+1", previsto questa settimana, potrebbe essere decisivo. Teheran è infatti l'alleato più importante del regime di Damasco e dai negoziati sul nucleare potrebbe scaturire anche un accordo sul nome del prossimo mediatore Onu in Siria. La scelta del successore di Brahimi potrebbe dare così un segnale politico sulle intenzioni della comunità internazionale riguardo alla crisi siriana.